Le teorie classiche descrivono la percezione come un processo prevalentemente bottom-up: le informazioni provenienti dagli organi di senso risalirebbero progressivamente verso le aree corticali superiori, fino a costruire una rappresentazione del mondo.
Il predictive coding capovolge questa prospettiva.
Il cervello non attende passivamente gli stimoli, ma genera continuamente previsioni sulle loro cause. Dai livelli superiori della gerarchia corticale discendono modelli anticipatori; dai livelli inferiori risalgono soprattutto le discrepanze tra ciò che era previsto e ciò che è realmente accaduto: gli errori di previsione.
La percezione deriva quindi dal confronto continuo tra:
ciò che il cervello si aspetta
e
ciò che i sensi segnalano.
Ma non tutti gli errori di previsione hanno lo stesso valore. Alcuni sono affidabili e informativi; altri possono dipendere dal rumore, dall’incertezza o da stimoli irrilevanti.
È qui che interviene l’attenzione.
Secondo Hopfinger, l’attenzione regola la precisione attesa delle informazioni sensoriali. In termini semplici, stabilisce quanto possiamo fidarci di un determinato segnale e quanto peso assegnargli nell’aggiornamento del modello interno.
Prestare attenzione significa, dunque, aumentare il “guadagno” degli errori di previsione considerati rilevanti. Un segnale al quale viene attribuita elevata precisione avrà maggiore probabilità di modificare le nostre credenze, orientare la percezione e guidare il comportamento.
L’attenzione non funziona perciò come un semplice riflettore che illumina una parte della scena. È un meccanismo dinamico che decide:
quale informazione conta, quale errore merita di essere ascoltato e quando il modello del mondo deve essere aggiornato.

La percezione non è una fotografia della realtà.
È la migliore ipotesi che il cervello riesce a costruire, momento per momento, combinando aspettative ed evidenze sensoriali.
Quando l’equilibrio tra previsioni e informazioni dal basso si altera, anche l’attenzione può diventare eccessivamente rigida, instabile oppure catturata da segnali scarsamente rilevanti. Questa prospettiva apre nuove possibilità per comprendere le caratteristiche attentive presenti nei disturbi del neurosviluppo.
In sintesi: non prestiamo attenzione semplicemente a ciò che è più intenso, ma a ciò che il cervello considera più preciso, informativo e importante per ridurre l’incertezza.

Bibliografia
Da Joseph B. Hopfinger, Neuroscience of Attention, capitolo 9: “Predictive Coding Models of Attention: Turning Perception on Its Head”, Cambridge University Press, 2025.
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