Il teorema di Bayes mette in relazione ciò che sappiamo prima con ciò che osserviamo dopo. È uno strumento per ragionare nell’incertezza e un riferimento importante per molti modelli della percezione.

Sentiamo un rumore dietro la porta. Se aspettiamo una consegna, pensiamo al corriere; se siamo soli in casa e nessuno dovrebbe arrivare, prendiamo in considerazione altre possibilità. Il rumore non è cambiato. È cambiato il contesto nel quale lo interpretiamo.

Non partiamo ogni volta da zero. Abbiamo aspettative, alcune molto generali e altre legate a ciò che sta accadendo in quel momento. La questione non è eliminarle, ma capire come possano essere aggiornate dalle informazioni nuove. Il ragionamento bayesiano offre un modo preciso per affrontare questo problema.

Tre termini da distinguere

La probabilità a priori, o prior, descrive quanto riteniamo plausibile un’ipotesi prima di considerare il nuovo dato. La verosimiglianza, o likelihood, indica quanto quel dato sarebbe probabile se l’ipotesi fosse vera. La probabilità a posteriori, o posterior, è la valutazione ottenuta dopo aver integrato le due informazioni.

La distinzione decisiva è fra «quanto è probabile osservare questo dato se l’ipotesi è vera» e «quanto è probabile che l’ipotesi sia vera, avendo osservato il dato». Sono domande diverse. Confonderle porta spesso a conclusioni troppo sicure.

P(ipotesi | dato) = P(dato | ipotesi) × P(ipotesi) / P(dato)

Formula di Bayes con spiegazione di prior, verosimiglianza, probabilità del dato e probabilità a posteriori.
La formula completa del teorema di Bayes, compreso il denominatore P(B), e il significato dei suoi termini. Dettaglio della slide 11 del materiale di Giuseppe Doneddu.

Il denominatore tiene conto di quanto il dato sia probabile nel complesso, considerando anche le spiegazioni alternative. Non è un dettaglio decorativo: serve a ottenere una probabilità correttamente normalizzata.

Un esempio con numeri dichiaratamente ipotetici

Immaginiamo un test per una condizione presente nell’1% di una popolazione. Supponiamo che identifichi il 90% delle persone che hanno la condizione e risulti positivo anche nel 5% di quelle che non la hanno. Questi numeri servono soltanto a illustrare il calcolo; non descrivono un test reale.

Su 1.000 persone, 10 avrebbero la condizione. Tra queste ci aspetteremmo 9 risultati positivi. Tra le altre 990, ci aspetteremmo circa 50 falsi positivi. Nel complesso, quindi, solo circa 9 dei 59 risultati positivi riguarderebbero persone con la condizione: una quota vicina al 15%.

Il risultato positivo aumenta la probabilità iniziale, dall’1% a circa il 15%, ma non la porta automaticamente al 90%. Nella pratica, la probabilità prima del test dipende anche dal motivo per cui viene richiesto e dalle caratteristiche della persona. L’esempio non permette di interpretare un referto individuale: chiarisce perché un risultato vada letto nel suo contesto.

Che cosa c’entra con la percezione

In neuroscienze, i modelli bayesiani studiano come un sistema possa combinare segnali incerti e conoscenze pregresse. Il peso delle diverse informazioni dipende dalla loro affidabilità stimata. In alcuni esperimenti sulla combinazione di vista e tatto, per esempio, le risposte umane si avvicinano a quelle previste da un’integrazione statistica che privilegia l’informazione meno incerta. Non significa che questo avvenga perfettamente in ogni situazione. [1]

Il termine tecnico precisione si riferisce all’inverso della varianza in specifici modelli probabilistici. Non coincide con l’intensità dello stimolo, né con la sicurezza che dichiariamo a parole. Un segnale può essere molto forte e poco affidabile; una regolarità discreta può essere informativa. [2]

Un criterio, non una fotografia del cervello

Il teorema di Bayes è una relazione matematica. L’ipotesi del cervello bayesiano riguarda invece la possibilità che alcune funzioni nervose siano descrivibili come inferenze probabilistiche. Il predictive coding è una proposta su come previsioni ed errori possano essere scambiati in reti gerarchiche: i tre concetti sono collegati, ma non sono sinonimi. [3]

La lezione quotidiana rimane utile anche senza formule: un’informazione nuova merita attenzione, ma acquista significato nel confronto con ciò che già sappiamo e con le altre spiegazioni possibili. Aggiornare una convinzione non vuol dire né difenderla a ogni costo né abbandonarla al primo segnale contrario.

Bibliografia

  1. Ernst MO, Banks MS. Humans integrate visual and haptic information in a statistically optimal fashion. Nature. 2002;415:429-433.
  2. Knill DC, Pouget A. The Bayesian brain: the role of uncertainty in neural coding and computation. Trends in Neurosciences. 2004;27(12):712-719.
  3. Rao RPN, Ballard DH. Predictive coding in the visual cortex: a functional interpretation of some extra-classical receptive-field effects. Nature Neuroscience. 1999;2:79-87.